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Utente: mottolini
Nome: Marco Ottolini
Ho fondato Italia Online nel 1994 e Travel Online nel 1995. Poi sono stato a capo di ZDNet Italia dal 2000. Ho anche un passato di giornalista, avendo diretto dal '90 al '99 PC Magazine.

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giovedì, 09 luglio 2009

Avevo ragione: Google fa il suo Linux!

A questo punto a Google mi devono dare un posto di lavoro!
Nel 2004, poi ripreso nel 2006, spendevo qualche parola a favore della creazione di un Google Linux. Finalmente l'anno capita (tra l'altro nel frattempo hanno creato Android che ha già un cuore Linux) e l'annuncio di ieri è che ci sarà un sistema operativo di Google a nome Chrome (come il loro browser) basato su Linux.
E' tardi, avrebbero dovuto farlo prima e ora Microsoft sarebbe ben più preoccupata di quanto non sia. I netbook avrebbero avuto tutti il Google Linux dalla nascita, mentre adesso hanno versioni diverse e non bellissime. E chissà, forse anche Android ne avrebbe beneficiato. Resta in me la sensazione di una grande occasione sprecata: 5 anni buttati al vento.
Archiviato il passato, ha senso per Google lanciare il suo sistema operativo? Potrà vincere la battaglia con Microsoft?
La risposta è NI, né si, né no.
Come ha dimostrato Apple con la rinascita dei Mac, legata al successo dell'iPod prima e dell'iPhone dopo, è possibile convertire utenti Windows a un sistema operativo diverso. Le ragioni sono semplici: non è più Office l'applicazione più importante da usare per gli utenti. Quindi anche il Google Linux può facilmente acquisire quote di mercato.
Esiste però un'inerzia che sarà difficile da battere: quella degli utenti che non hanno necessità né intenzione di cambiare computer. Come ha scoperto Microsoft con Vista, una persona riesce a vivere bene con un Windows XP e non c'è alcun motivo per cambiare, meno che mai per passare a un Linux anche se targato Google.
Strada quindi in salita, ma non troppo ripida.
In capo a tre anni dal lancio, il Google Linux potrebbe secondo me vestire il 30% dei nuovi PC venduti: una quota che potrebbe far segnare un segno negativo nel bilancio di Microsoft. Però stiamo parlando di un futuro molto lontano e dubito che Microsoft stia a guardare senza muoversi, anche perché la crescita dei concorrenti, anche in termini di feature di prodotto, potrebbe consentirgli di presentare un sistema operativo maggiormente integrato con le tecnologie e i servizi Web 2.0, senza incorrere negli strali dell'antitrust.
postato da: mottolini alle ore 11:15 | link | commenti
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martedì, 18 novembre 2008

Jerry Yang se ne va

Ed era ora!
Il CEO e fondatore di Yahoo! fa un passo indietro e lascerà il posto non appena sarà individuato un successore, tra l'approvazione (ora) generale. Pochi mesi fa aveva rifiutato l'offerta di acquisto da parte di Microsoft, preferendo un accordo con Google che è stato da poco rigettato dall'Antitrust americana. Ora il titolo di trova ai minimi da 5 anni a questa parte e gli azionisti hanno fatto sentire il loro peso forzando l'uscita di Yang, dopo che ad agosto lo avevano invece riconfermato al suo posto.
Il rifiuto dell'offerta di Microsoft è stato doppiamente suicida, perché ci sarebbe stata una bella integrazione dei due rivali (sono abbastanza complementari) per dar vita a un nuovo colosso in grado di fronteggiare seriamente Google, mentre un accordo con il peggior rivale è sempre preludio di una sconfitta.
Quando conobbi Yang, non mi fece una grande impressione. Fortunato, per aver inventato Yahoo! insieme a David Filo, più che dotato di grande visione e capacità esecutiva. Niente a che vedere con Schmid, pur se ha un bagaglio tecnico alle spalle, o con Steve Ballmer, per non parlare di Steve Jobs. Lui è tornato come CEO dell'azienda che ha fondato e l'ha riportata in sella; Yang voleva imitarlo ma ha creato solo cenere.
C'è anche da dire che Yang non aveva mai guidato la crescita iniziale di Yahoo!, perché a quel tempo, prima dell'esplosione della bolla e dell'arrivo di Semel, il CEO era Tim Koogle.
Ah, non ve n'eravate accorti, della strana assonanza con l'attuale leader di mercato? Forse che Page & Brin erano andati da Koogle per parlargli del loro progetto, lui gli aveva riso in faccia e per ripicca hanno chiamato il proprio motore di ricerca Google?
L'avete detto voi, non io...
postato da: mottolini alle ore 07:49 | link | commenti (1)
categorie: yahoo, google, new economy, web 20
giovedì, 06 novembre 2008

Gli angeli (r)esistono

No, non mi riferisco a Obama che ha vinto le elezioni americane...
Sto parlando di Business Angels, quelle persone che investono in aziende in startup apportando denaro e competenze. Pensavo che con la crisi finanziaria fossero spariti insieme a tutti quelli che maneggiano denaro, in attesa di tempi migliori.
Invece ieri ne ho incontrati alcuni che mi hanno detto che loro vanno avanti e sono sempre alla ricerca di aziende in cui "credere".
Bene, bravi!
postato da: mottolini alle ore 08:09 | link | commenti (1)
categorie: new economy, venture capital
martedì, 02 settembre 2008

Google Chrome

E quindi oggi Google presenterà il suo browser Chrome. La notizia è stata anticipata da un fumetto sfuggito al controllo che ora viene reso disponibile da Google stessa qui.
Il progetto è ambizioso, perché non si tratta più di un "semplice" browser, ma di un sistema operativo per il Web 2.0, cammuffato da browser. L'idea è semplice: siccome la gente passa molto più tempo a interagire con applicazioni in rete (usando un browser) invece che applicazioni locali (usando Windows, Mac OS X o Linux), ha ancora senso avere sistemi operativi complessi come Windows Vista e browser pensati per una generazione precedente di Internet, quando il problema era visualizzare HTML e non eseguire JavaScript e scambiare XML?
La risposta di Google, che sposo, è no. Meglio avere una piattaforma pensata per il Web 2.0 che funzioni sui sistemi operativi esistenti, ma che si preoccupi da sola di trarre il meglio dalla rete.
Ecco quindi la rivoluzione: ogni tab del browser agisce in un processo separato e non potrà quindi più bloccare le attività negli altri tab. C'è anche un gestore dei processi, non dissimile da quello di Windows, che permette di vedere quale tab (applicazione o pagina Web che sia) usa memoria o processore fuori controllo.
Tempo addietro mi chiedevo perché Google non facesse un proprio Linux... Sono passati due anni e non ne hanno avuto bisogno, adesso hanno creato una piattaforma applicativa che rende obsoleto il sistema operativo per come siamo abituati a pensarlo.
Bella mossa, degna di una azienda destinata a ripercorrere la strada di Microsoft, trasformandosi dalla più amata in quella più odiata perché monopolista.
postato da: mottolini alle ore 10:42 | link | commenti
categorie: linux, google, microsoft, web 20
lunedì, 21 gennaio 2008

Italia.it è deceduto

Dopo quasi un anno di silenzio, colgo l'occasione della notizia di venerdi della chiusura definitiva di Italia.it, per riprendere le pubblicazioni.
Era uno dei propositi di inizio anno, quello di riprendere a scrivere, e continuavo a rimandarlo di giorno in giorno, in mancanza di una vera notizia che mi solleticasse a sufficienza.
Quella della chiusura definitiva di Italia.it è una NON notizia, ma ovviamente mi tocca da vicino. Restiamo l'unico paese al mondo che ricava una buona parte del proprio PIL dal turismo a essere senza un sito internet istituzionale dedicato ai potenziali turisti.
Lo spreco di risorse è stato enorme, anche se non si è trattato dei 45 milioni di Euro di cui ancora tutti parlano, ma ancora di più è stato lo spreco di tempo. Se infatti gli 8 milioni di Euro fossero stati spesi correttamente e noi avessimo avuto un sito bello e utile dalla fine del 2005, probablimente sarebbero stati comunque soldi ben spesi.
Altro che paese triste, caro NYT, siamo alla disperazione più nera...
postato da: mottolini alle ore 07:13 | link | commenti (3)
categorie: italiait
giovedì, 30 agosto 2007

Fanco Carlini non c'è più

Ho appreso oggi, come tutti, la notizia della scomparsa di Franco Carlini, giornalista di lungo corso che ho avuto il piacere di conoscere prima ancora che diventassimo esperti di Web e dintorni.
Mi dispiace molto, anche perché avevo fatto un post qui contro un suo "approssimativo" riguardo a Italia.it e che, per il silenzio che mi ero imposto dopo la strumentalizzazione della mia uscita dal progetto nel marzo scorso, non avevo avuto modo di riprendere e completare.
Non ce n'è più il tempo, ma resterà vivo in me il ricordo dei suoi articoli e della sua visione del mondo, molte volte condivisibile.
Addio Franco...
postato da: mottolini alle ore 21:37 | link | commenti
categorie: giornalismo, new economy
martedì, 20 marzo 2007

Ultima precisazione, poi il silenzio (per un po')

In questi giorni, le mie dimissioni, la mia annunciata partecipazione a RItalia e la scoperta di questo mio piccolo blog, che non avevo mai avuto il tempo di curare con attenzione, hanno provocato l'interesse di qualcuno e il mal di pancia di altri. Al di fuoi della blogosfera poi la faccenda sta sfiorando il paradosso.
C'è qualcuno infatti che mi "accusa" di:

1) essere stato licenziato per cause ignobili
2) avere provocato il blogging attorno a Italia.it
3) avere provocato il google bombing del famoso francesismo collegato a Italia.it

Ovviamente tutte queste cose non sono vere e per chiunque si sia preso la briga di leggere un po' in giro sulla rete sono destituite di ogni fondamento.
In ogni caso, mi preme dettagliare la mia posizione rispetto a ogni singolo punto:

1) Mi sono dimesso e non sono stato licenziato. Avevo un contratto di consulenza che sarebbe scaduto fra non molto e ho preferito interromperlo anzitempo per intraprendere altre attività. Potevo dimettermi un mese fa o fra un mese, ciò è dipeso dal verificarsi di opportunità al di fuori della mia passata attività. Ovvero NON mi sono dimesso a causa di quanto successo a seguito della presentazione del portale Italia.it. Mi occuperò ancora di Internet, ma non di turismo. Per esempio settimana prossima a Milano sarò il chairman di un convegno sul VoIP.

2) Solo un idiota può pensare che una singola persona può "avviare" o anche solo "Influenzare" la blogosfera. Esistono società specializzate, attive anche in Italia, che sono in grado di "gestire" situazioni "scottanti", cercando di fare chiarezza per mezzo di post e commenti mirati, ma questo in generale non può portare a far nascere o morire l'attenzione della blogosfera. Sono in genere branch di società di pubbliche relazioni che mettono al servizio dei propri clienti batterie di persone che monitorano i blog quotidianamente.
Ma anche supposto che io ne sia in grado, quale sarebbe stato il mio interesse? Sono fuori dal progetto, mi dedicherò ad altro, motivi di risentimento non ne ho, quindi?

3) Si ripete quanto scritto per il punto 2, anche se qui non sono a conoscenza di nessuno che sia in grado di fare google bombing in modo organizzato. Forse le società di SEO, ma sinceramente ignoro il meccanismo. Avevo letto recentemente che Google aveva reso più intelligente il proprio algoritmo di ranking in modo da eliminare per sempre la possibilità: ammetto di aver provato cercando "fallimento" (veniva fuori la biografia di Berlusconi) e ho verificato che in effetti il riferimento era stato eliminato.
E anche qui, che vantaggio ne avrei ricavato io?
Si tratta (credo) di una goliardata, che va certamente a sortire l'effetto opposto di quello probabilmente desiderato dai promotori: chi scade nella volgarità e provoca danni all'immagine dell'Italia, certamente non è degno di essere preso in considerazione.

Con ciò termino la mia attività sulla rete per almeno il prossimo mese (cioè fino dopo Pasqua). Devo dedicarmi alla mia prossima attività e non ho tempo di inseguire inutili speculazioni, in rete e fuori, su una vicenda tutto sommato privata.
Non ho emesso nessun comunicato stampa e non ho dato alcuna enfasi ad alcunché. Ho mandato qualche email di saluto a chi aveva partecipato al progetto e mi sono iscritto a RItalia, chiarendo che non c'era da fare alcuna dietrologia: mi occupo di turismo in rete dal '95 ed ero interessato a seguire da vicino un evento nuovo. Tutto qui.
Chi pensa che farò rivelazioni sensazionali su Italia.it ha sbagliato di grosso, primo perché non ne ho da fare, secondo perché ovviamente non posso rivelare alcun aspetto del progetto, essendo legato al mio precedente cliente da vincoli di riservatezza.
In questo momento sto comunque seriamente pensando di non partecipare a RItalia, ma non ho tolto la mia adesione per non provocare ulteriori inutili speculazioni. Devo trovare una baby sitter per i miei figli e se passo tutto il tempo libero in rete non ce la farò mai...  ;-)

grazie a tutti, anche agli anonimi (ma qualcuno sa come si può rendere obbligatoria l'email nei commenti su Splinder? Bisogna pagare? questo è un account free...)
postato da: mottolini alle ore 09:32 | link | commenti (1)
categorie: italiait
lunedì, 19 marzo 2007

Una importante precisazione su "Silenzio assordante"

Ho registrato, da varie parti nella rete e in qualche conversazione privata, che alcune persone hanno interpretato in maniera diversa dal mio pensiero il post del 5 marzo, intitolato appunto "il silenzio assordante".

Per prima cosa ci tengo a precisare che non mia intenzione attaccare il progetto, le persone che ci hanno lavorato, e Roberto Falavolti (AD di Innovazione Italia) in particolare. Tra l'altro il 5 marzo, data del post, io ero ancora a Innovazione Italia a lavorare sul progetto Italia.it.

Al tempo stesso credo di capire quali possono essere stati i passaggi del mio ragionamento che possono essere stati mal interpretati, complice magari il clima non proprio sereno che si è sviluppato attorno alla vicenda, e ci terrei quindi a chiarirli puntualmente, in modo che anche altri non caschino nell'errore.

Partirei dalla fine del mio ragionamento:

> Quale può essere il punto di approdo di tutto ciò?
> Ho una certezza: per fine anno Italia.it sarà un prodotto migliore, di quello attuale è certo,
> di quello dei concorrenti forse.
> Basta che a nessuno venga in mente di spegnerlo e spostare indietro l'asse del tempo a tre anni fa.

Il mio voleva essere semplicemente un messaggio di speranza, preso atto che la rete ha segnalato che Italia.it ha dei problemi. Dico, implicitamente, che si deve, si può lavorare, per fare un prodotto che in meno di un anno dia filo da torcere ai concorrenti.

Tutto il resto del mio post è invece relativo a un altro aspetto, che poi riprendo anche nel post successivo del 8 marzo, e che si lega a gran parte della mia piccola produzione su questo blog: il giornalismo italiano non fa il suo dovere, né come informatore né come rappresentante della pubblica opinione.
Ciò che registro ora, da osservatore esterno è invece proprio la crescita, a mio modo di vedere, della blogosfera come media in grado di rappresentare la pubblica opinione al pari e meglio dei media tradizionali. Non è una novità, nel senso che all'estero è già avvenuto, e se ne parla da anni. Granieri  e De Kerckhove  ipotizzano anche da tempo nuovi modelli di democrazia.
Io volevo registrare questo, vedendo nel montare della polemica attorno a Italia.it un primo comun sentire che non fosse autoreferenziale come in gran parte dei casi è stata la blogosfera italiana fino a questo momento.
Scandalo Italiano, per prendere l'esempio più eclatante del blogging riferibile a Italia.it, è in alcune parti uno splendido esempio di giornalismo. Giornalismo vero, fatto di ricerca delle fonti, di domande e di speculazioni. Fanno errori, ma sono sanguigni e li anima la ricerca della verità.
Verità che il popolo dei blog ritiene ancora che non sia stata svelata, vista la quasi assoluta mancanza di contraddittorio. Quando qualcuno si è preso la briga di intervestare Falavolti, lui, unico, ha sentito il dovere morale di rispondere ed è stato poi pubblicamente crocifisso.
Ne "Il trionfo degli inetti" Falavolti è stato il capro espiatorio e dietro la rabbia che gli è stata rovesciata addosso, c'è la quella di un intero popolo che aspetta la verità sulle stragi, su tangentopoli, calciopoli, la TAV in Val di Susa, il ponte sullo Stretto, la Variante di Valico, il Piccolo Teatro di Milano e chi più ne ha più ne metta. La rabbia di milioni di persone che non riescono a conoscere mai la verità e che vedono i propri soldi investiti da chi ci governa in opere che, ben che vada, non sono all'altezza delle aspettative.
Io, nel mio post, non prendo la parte di nessuno: non di chi urla, non di chi sta zitto, non chi di chi fa e non di chi non fa. Registro il fatto che nel "silenzio assordante" dei media una piccola parte del popolo italiano sta cercando di fare informazione, e questo ritengo sia un bene per la democrazia.

Queste persone sono animate dai propositi più diversi, molti anche palesemente gratuiti, ma alla fine sono emersi due punti di riferimento che si sono dati il compito di scremare e organizzare: Scandalo Italiano e Ritalia. Del primo ho già detto e, fatte le debite proporzioni, è il Washington Post dello scandalo Watergate. Ritalia è una cosa nuova, resa possibile solo grazie a Internet: un gruppo di persone che vuole dare il proprio contributo alla Nazione in sostituzione/affiancamento dell'amministrazione pubblica. Sono curioso di vedere cosa succederà e ci parteciperò esattamente con lo stesso intento che ha animato il mio lavoro a Innovazione Italia: cercare di fare qualcosa di utile per il futuro dei miei figli.

Tutto OK, quindi?
No, perché in realtà io avevo problema "personale" in tutto ciò. Come giornalista, interprete e studioso della rete mi sembrava importante registrare quello che secondo me è un evento importante, ma d'altro canto questo evento è legato a Italia.it e io nel progetto c'ero dentro.
Quando riporto che i blogger ritengono che la storia di Italia.it non sia una semplice questione di magna magna, ma lo specchio dell’Italia menefreghista, incompetente ed arrivista, qualcuno può equivocare che io ritenga, dall'interno, che Italia.it sia esattamente questo. E invece, ovviamente, non è.
Avrei forse dovuto evitare di fare questo post tout court, oppure avrei dovuto chiarire meglio il tutto e distinguere il mio ragionamento dagli esempi provenienti dalla rete, ma quando lo feci non sapevo che poi avrebbe avuto questa risonanza. In effetti, fino a qualche giorno fa, il mio blog non lo aveva mai letto nessuno, avendo ricevuto 2 o 3 commenti...

Spero sinceramente che ora il mio pensiero sia più chiaro e sia finalmente comprensibile anche a quanti vogliano cercarci a tutti i costi quel che non c'era fin dall'inizio.


P.S. mi preme aggiungere un attestato personale di stima e affetto a Roberto Falavolti, AD di Innovazione Italia, che ritengo ingiustamente colpevolizzato (ma adesso sono arrivato a fargli compagnia...). Ha l'unica "colpa" di avere detto qualcosa...
postato da: mottolini alle ore 14:54 | link | commenti (1)
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sabato, 17 marzo 2007

Una bella cantonata

Franco Carlini, collega giornalista da quasi vent'anni, questa volta l'ha fatta grossa.
Non concordo per nulla con il tema del suo post, ovvero che la blogosfera italiana sia un coacervo di sproloquiatori inutili, come dimostrano i mei più recenti interventi, qui e qui, ma questo non è il problema. Non è neanche il merito dell'articolo, smontato da Mauro Lupi.
Il problema è che proprio mentre dice che i blogger sono approssimativi e non verificano le fonti, come invece sa fare "ogni giornalista per bene" (parole sue), inciampa in due clamorosi strafalcioni, evidenziati da un blogger come commento al suo stesso post e altrove nella rete.
Su Scandalo Italiano c'era tutto quello che Franco aveva bisogno per verificare quanto stesse scrivendo, ma non l'ha fatto. Anna Masera al contrario, si è servita molto e con buoni frutti della blogosfera per redarre articoli circostanziati.
Non me lo sarei aspettato da Franco Carlini...
postato da: mottolini alle ore 13:37 | link | commenti (8)
categorie: giornalismo, blogging, italiait
giovedì, 08 marzo 2007

Nonostante la politica tenda a minimizzare, l'eco della presentazione di Italia.it non accenna a fermarsi, con effetti dirompenti, come ho ben descritto (credo) qui.
Oggi Anna Masera pubblica finalmente sulla stampa "vera", quella di carta quindi un articolo che lucidamente fa il punto sulla questione. Lo potete trovare qui
L'articolo è importante per due motivi. Il primo è che rappresenta un chiaro esempio del processo che porta la blogosfera ad assurgere al ruolo di media per se. Senza la sollevazione popolare dei blogger che ha raccolto e organizzato tonnellate di informazioni, Anna non sarebbe mai riuscita a scrivere il suo articolo. Non che non ne sia capace, solo che il suo direttore, che prende ordini dal suo editore, mai le avrebbe concesso di spendere del tempo retribuito per fare una ricerca così accurata. Quindi, i blogger, sono una risorsa indispensabile per quei (pochi) giornalisti che vogliano fare il loro lavoro e rappresentare realmente la pubblica opinione.
Il secondo aspetto importante è che Anna parla di democrazia elettronica, ed è proprio questo l'elemento più innovativo di tutta la vicenda. Io spero che i blogger si rendano conto che qui non ci sono in ballo solamente i 45 milioni di Italia.it, una vera montagna di denaro che è comunque già stata messa sotto scacco daila blogosfera, ma l'opportunità di cambiare il rapporto tra politica e cittadini.
Decenni di impunità, di mancanza di contraddittorio e di "accountability", ovvero di essere chiamati a rispondere delle proprie responsabilità, grazie a una stampa sempre asservita al potere e mai a svolgere il proprio ruolo, possono essere cancellati da una grande azione di folla "virtuale". Una marcia su Roma nel nome di quei valori che sono alla base della parola democrazia.
postato da: mottolini alle ore 06:59 | link | commenti (2)
categorie: politica, giornalismo, democrazia, governo