Una importante precisazione su "Silenzio assordante"
Ho registrato, da varie parti nella rete e in qualche conversazione privata, che alcune persone hanno interpretato in maniera diversa dal mio pensiero il
post del 5 marzo, intitolato appunto "il silenzio assordante".
Per prima cosa ci tengo a precisare che non mia intenzione attaccare il progetto, le persone che ci hanno lavorato, e Roberto Falavolti (AD di Innovazione Italia) in particolare. Tra l'altro il 5 marzo, data del post, io ero ancora a Innovazione Italia a lavorare sul progetto Italia.it.
Al tempo stesso credo di capire quali possono essere stati i passaggi del mio ragionamento che possono essere stati mal interpretati, complice magari il clima non proprio sereno che si è sviluppato attorno alla vicenda, e ci terrei quindi a chiarirli puntualmente, in modo che anche altri non caschino nell'errore.
Partirei dalla fine del mio ragionamento:
> Quale può essere il punto di approdo di tutto ciò?
> Ho una certezza: per fine anno Italia.it sarà un prodotto migliore, di quello attuale è certo,
> di quello dei concorrenti forse.
> Basta che a nessuno venga in mente di spegnerlo e spostare indietro l'asse del tempo a tre anni fa.
Il mio voleva essere semplicemente un messaggio di speranza, preso atto che la rete ha segnalato che Italia.it ha dei problemi. Dico, implicitamente, che si deve, si può lavorare, per fare un prodotto che in meno di un anno dia filo da torcere ai concorrenti.
Tutto il resto del mio post è invece relativo a un altro aspetto, che poi riprendo anche nel post successivo del 8 marzo, e che si lega a gran parte della mia piccola produzione su questo blog: il giornalismo italiano non fa il suo dovere, né come informatore né come rappresentante della pubblica opinione.
Ciò che registro ora, da osservatore esterno è invece proprio la crescita, a mio modo di vedere, della blogosfera come media in grado di rappresentare la pubblica opinione al pari e meglio dei media tradizionali. Non è una novità, nel senso che all'estero è già avvenuto, e se ne parla da anni.
Granieri e
De Kerckhove ipotizzano anche da tempo nuovi modelli di democrazia.
Io volevo registrare questo, vedendo nel montare della polemica attorno a Italia.it un primo comun sentire che non fosse autoreferenziale come in gran parte dei casi è stata la blogosfera italiana fino a questo momento.
Scandalo Italiano, per prendere l'esempio più eclatante del blogging riferibile a Italia.it, è in alcune parti uno splendido esempio di giornalismo. Giornalismo vero, fatto di ricerca delle fonti, di domande e di speculazioni. Fanno errori, ma sono sanguigni e li anima la ricerca della verità.
Verità che il popolo dei blog ritiene ancora che non sia stata svelata, vista la quasi assoluta mancanza di contraddittorio. Quando qualcuno si è preso la briga di intervestare Falavolti, lui, unico, ha sentito il dovere morale di rispondere ed è stato poi pubblicamente crocifisso.
Ne "Il trionfo degli inetti" Falavolti è stato il capro espiatorio e dietro la rabbia che gli è stata rovesciata addosso, c'è la quella di un intero popolo che aspetta la verità sulle stragi, su tangentopoli, calciopoli, la TAV in Val di Susa, il ponte sullo Stretto, la Variante di Valico, il Piccolo Teatro di Milano e chi più ne ha più ne metta. La rabbia di milioni di persone che non riescono a conoscere mai la verità e che vedono i propri soldi investiti da chi ci governa in opere che, ben che vada, non sono all'altezza delle aspettative.
Io, nel mio post, non prendo la parte di nessuno: non di chi urla, non di chi sta zitto, non chi di chi fa e non di chi non fa. Registro il fatto che nel "silenzio assordante" dei media una piccola parte del popolo italiano sta cercando di fare informazione, e questo ritengo sia un bene per la democrazia.
Queste persone sono animate dai propositi più diversi, molti anche palesemente gratuiti, ma alla fine sono emersi due punti di riferimento che si sono dati il compito di scremare e organizzare: Scandalo Italiano e Ritalia. Del primo ho già detto e, fatte le debite proporzioni, è il Washington Post dello scandalo Watergate. Ritalia è una cosa nuova, resa possibile solo grazie a Internet: un gruppo di persone che vuole dare il proprio contributo alla Nazione in sostituzione/affiancamento dell'amministrazione pubblica. Sono curioso di vedere cosa succederà e ci parteciperò esattamente con lo stesso intento che ha animato il mio lavoro a Innovazione Italia: cercare di fare qualcosa di utile per il futuro dei miei figli.
Tutto OK, quindi?
No, perché in realtà io avevo problema "personale" in tutto ciò. Come giornalista, interprete e studioso della rete mi sembrava importante registrare quello che secondo me è un evento importante, ma d'altro canto questo evento è legato a Italia.it e io nel progetto c'ero dentro.
Quando riporto che i blogger ritengono che la storia di Italia.it non sia una semplice questione di magna magna, ma lo specchio dell’Italia menefreghista, incompetente ed arrivista, qualcuno può equivocare che io ritenga, dall'interno, che Italia.it sia esattamente questo. E invece, ovviamente, non è.
Avrei forse dovuto evitare di fare questo post tout court, oppure avrei dovuto chiarire meglio il tutto e distinguere il mio ragionamento dagli esempi provenienti dalla rete, ma quando lo feci non sapevo che poi avrebbe avuto questa risonanza. In effetti, fino a qualche giorno fa, il mio blog non lo aveva mai letto nessuno, avendo ricevuto 2 o 3 commenti...
Spero sinceramente che ora il mio pensiero sia più chiaro e sia finalmente comprensibile anche a quanti vogliano cercarci a tutti i costi quel che non c'era fin dall'inizio.
P.S. mi preme aggiungere un attestato personale di stima e affetto a Roberto Falavolti, AD di Innovazione Italia, che ritengo ingiustamente colpevolizzato (ma adesso sono arrivato a fargli compagnia...). Ha l'unica "colpa" di avere detto qualcosa...