Chi sono

Utente: mottolini
Nome: Marco Ottolini
Ho fondato Italia Online nel 1994 e Travel Online nel 1995. Poi sono stato a capo di ZDNet Italia dal 2000. Ho anche un passato di giornalista, avendo diretto dal '90 al '99 PC Magazine.

  • Contattami
  • Il mio profilo
  • Linkami

Links

Feeds

  • RSS 2.0
  • ATOM 0.3
  • Powered by Splinder

Contatore

visited *loading* times

Archivio

oggi
--- 2008 ---
--- 2007 ---
--- 2006 ---

Partecipano

Foto recenti

martedì, 18 novembre 2008

Jerry Yang se ne va

Ed era ora!
Il CEO e fondatore di Yahoo! fa un passo indietro e lascerà il posto non appena sarà individuato un successore, tra l'approvazione (ora) generale. Pochi mesi fa aveva rifiutato l'offerta di acquisto da parte di Microsoft, preferendo un accordo con Google che è stato da poco rigettato dall'Antitrust americana. Ora il titolo di trova ai minimi da 5 anni a questa parte e gli azionisti hanno fatto sentire il loro peso forzando l'uscita di Yang, dopo che ad agosto lo avevano invece riconfermato al suo posto.
Il rifiuto dell'offerta di Microsoft è stato doppiamente suicida, perché ci sarebbe stata una bella integrazione dei due rivali (sono abbastanza complementari) per dar vita a un nuovo colosso in grado di fronteggiare seriamente Google, mentre un accordo con il peggior rivale è sempre preludio di una sconfitta.
Quando conobbi Yang, non mi fece una grande impressione. Fortunato, per aver inventato Yahoo! insieme a David Filo, più che dotato di grande visione e capacità esecutiva. Niente a che vedere con Schmid, pur se ha un bagaglio tecnico alle spalle, o con Steve Ballmer, per non parlare di Steve Jobs. Lui è tornato come CEO dell'azienda che ha fondato e l'ha riportata in sella; Yang voleva imitarlo ma ha creato solo cenere.
C'è anche da dire che Yang non aveva mai guidato la crescita iniziale di Yahoo!, perché a quel tempo, prima dell'esplosione della bolla e dell'arrivo di Semel, il CEO era Tim Koogle.
Ah, non ve n'eravate accorti, della strana assonanza con l'attuale leader di mercato? Forse che Page & Brin erano andati da Koogle per parlargli del loro progetto, lui gli aveva riso in faccia e per ripicca hanno chiamato il proprio motore di ricerca Google?
L'avete detto voi, non io...
postato da: mottolini alle ore 07:49 | link | commenti (1)
categorie: yahoo, google, new economy, web 20
giovedì, 06 novembre 2008

Gli angeli (r)esistono

No, non mi riferisco a Obama che ha vinto le elezioni americane...
Sto parlando di Business Angels, quelle persone che investono in aziende in startup apportando denaro e competenze. Pensavo che con la crisi finanziaria fossero spariti insieme a tutti quelli che maneggiano denaro, in attesa di tempi migliori.
Invece ieri ne ho incontrati alcuni che mi hanno detto che loro vanno avanti e sono sempre alla ricerca di aziende in cui "credere".
Bene, bravi!
postato da: mottolini alle ore 08:09 | link | commenti (1)
categorie: new economy, venture capital
martedì, 02 settembre 2008

Google Chrome

E quindi oggi Google presenterà il suo browser Chrome. La notizia è stata anticipata da un fumetto sfuggito al controllo che ora viene reso disponibile da Google stessa qui.
Il progetto è ambizioso, perché non si tratta più di un "semplice" browser, ma di un sistema operativo per il Web 2.0, cammuffato da browser. L'idea è semplice: siccome la gente passa molto più tempo a interagire con applicazioni in rete (usando un browser) invece che applicazioni locali (usando Windows, Mac OS X o Linux), ha ancora senso avere sistemi operativi complessi come Windows Vista e browser pensati per una generazione precedente di Internet, quando il problema era visualizzare HTML e non eseguire JavaScript e scambiare XML?
La risposta di Google, che sposo, è no. Meglio avere una piattaforma pensata per il Web 2.0 che funzioni sui sistemi operativi esistenti, ma che si preoccupi da sola di trarre il meglio dalla rete.
Ecco quindi la rivoluzione: ogni tab del browser agisce in un processo separato e non potrà quindi più bloccare le attività negli altri tab. C'è anche un gestore dei processi, non dissimile da quello di Windows, che permette di vedere quale tab (applicazione o pagina Web che sia) usa memoria o processore fuori controllo.
Tempo addietro mi chiedevo perché Google non facesse un proprio Linux... Sono passati due anni e non ne hanno avuto bisogno, adesso hanno creato una piattaforma applicativa che rende obsoleto il sistema operativo per come siamo abituati a pensarlo.
Bella mossa, degna di una azienda destinata a ripercorrere la strada di Microsoft, trasformandosi dalla più amata in quella più odiata perché monopolista.
postato da: mottolini alle ore 10:42 | link | commenti
categorie: linux, google, microsoft, web 20
lunedì, 21 gennaio 2008

Italia.it è deceduto

Dopo quasi un anno di silenzio, colgo l'occasione della notizia di venerdi della chiusura definitiva di Italia.it, per riprendere le pubblicazioni.
Era uno dei propositi di inizio anno, quello di riprendere a scrivere, e continuavo a rimandarlo di giorno in giorno, in mancanza di una vera notizia che mi solleticasse a sufficienza.
Quella della chiusura definitiva di Italia.it è una NON notizia, ma ovviamente mi tocca da vicino. Restiamo l'unico paese al mondo che ricava una buona parte del proprio PIL dal turismo a essere senza un sito internet istituzionale dedicato ai potenziali turisti.
Lo spreco di risorse è stato enorme, anche se non si è trattato dei 45 milioni di Euro di cui ancora tutti parlano, ma ancora di più è stato lo spreco di tempo. Se infatti gli 8 milioni di Euro fossero stati spesi correttamente e noi avessimo avuto un sito bello e utile dalla fine del 2005, probablimente sarebbero stati comunque soldi ben spesi.
Altro che paese triste, caro NYT, siamo alla disperazione più nera...
postato da: mottolini alle ore 07:13 | link | commenti (3)
categorie: italiait
giovedì, 30 agosto 2007

Fanco Carlini non c'è più

Ho appreso oggi, come tutti, la notizia della scomparsa di Franco Carlini, giornalista di lungo corso che ho avuto il piacere di conoscere prima ancora che diventassimo esperti di Web e dintorni.
Mi dispiace molto, anche perché avevo fatto un post qui contro un suo "approssimativo" riguardo a Italia.it e che, per il silenzio che mi ero imposto dopo la strumentalizzazione della mia uscita dal progetto nel marzo scorso, non avevo avuto modo di riprendere e completare.
Non ce n'è più il tempo, ma resterà vivo in me il ricordo dei suoi articoli e della sua visione del mondo, molte volte condivisibile.
Addio Franco...
postato da: mottolini alle ore 21:37 | link | commenti
categorie: giornalismo, new economy
martedì, 20 marzo 2007

Ultima precisazione, poi il silenzio (per un po')

In questi giorni, le mie dimissioni, la mia annunciata partecipazione a RItalia e la scoperta di questo mio piccolo blog, che non avevo mai avuto il tempo di curare con attenzione, hanno provocato l'interesse di qualcuno e il mal di pancia di altri. Al di fuoi della blogosfera poi la faccenda sta sfiorando il paradosso.
C'è qualcuno infatti che mi "accusa" di:

1) essere stato licenziato per cause ignobili
2) avere provocato il blogging attorno a Italia.it
3) avere provocato il google bombing del famoso francesismo collegato a Italia.it

Ovviamente tutte queste cose non sono vere e per chiunque si sia preso la briga di leggere un po' in giro sulla rete sono destituite di ogni fondamento.
In ogni caso, mi preme dettagliare la mia posizione rispetto a ogni singolo punto:

1) Mi sono dimesso e non sono stato licenziato. Avevo un contratto di consulenza che sarebbe scaduto fra non molto e ho preferito interromperlo anzitempo per intraprendere altre attività. Potevo dimettermi un mese fa o fra un mese, ciò è dipeso dal verificarsi di opportunità al di fuori della mia passata attività. Ovvero NON mi sono dimesso a causa di quanto successo a seguito della presentazione del portale Italia.it. Mi occuperò ancora di Internet, ma non di turismo. Per esempio settimana prossima a Milano sarò il chairman di un convegno sul VoIP.

2) Solo un idiota può pensare che una singola persona può "avviare" o anche solo "Influenzare" la blogosfera. Esistono società specializzate, attive anche in Italia, che sono in grado di "gestire" situazioni "scottanti", cercando di fare chiarezza per mezzo di post e commenti mirati, ma questo in generale non può portare a far nascere o morire l'attenzione della blogosfera. Sono in genere branch di società di pubbliche relazioni che mettono al servizio dei propri clienti batterie di persone che monitorano i blog quotidianamente.
Ma anche supposto che io ne sia in grado, quale sarebbe stato il mio interesse? Sono fuori dal progetto, mi dedicherò ad altro, motivi di risentimento non ne ho, quindi?

3) Si ripete quanto scritto per il punto 2, anche se qui non sono a conoscenza di nessuno che sia in grado di fare google bombing in modo organizzato. Forse le società di SEO, ma sinceramente ignoro il meccanismo. Avevo letto recentemente che Google aveva reso più intelligente il proprio algoritmo di ranking in modo da eliminare per sempre la possibilità: ammetto di aver provato cercando "fallimento" (veniva fuori la biografia di Berlusconi) e ho verificato che in effetti il riferimento era stato eliminato.
E anche qui, che vantaggio ne avrei ricavato io?
Si tratta (credo) di una goliardata, che va certamente a sortire l'effetto opposto di quello probabilmente desiderato dai promotori: chi scade nella volgarità e provoca danni all'immagine dell'Italia, certamente non è degno di essere preso in considerazione.

Con ciò termino la mia attività sulla rete per almeno il prossimo mese (cioè fino dopo Pasqua). Devo dedicarmi alla mia prossima attività e non ho tempo di inseguire inutili speculazioni, in rete e fuori, su una vicenda tutto sommato privata.
Non ho emesso nessun comunicato stampa e non ho dato alcuna enfasi ad alcunché. Ho mandato qualche email di saluto a chi aveva partecipato al progetto e mi sono iscritto a RItalia, chiarendo che non c'era da fare alcuna dietrologia: mi occupo di turismo in rete dal '95 ed ero interessato a seguire da vicino un evento nuovo. Tutto qui.
Chi pensa che farò rivelazioni sensazionali su Italia.it ha sbagliato di grosso, primo perché non ne ho da fare, secondo perché ovviamente non posso rivelare alcun aspetto del progetto, essendo legato al mio precedente cliente da vincoli di riservatezza.
In questo momento sto comunque seriamente pensando di non partecipare a RItalia, ma non ho tolto la mia adesione per non provocare ulteriori inutili speculazioni. Devo trovare una baby sitter per i miei figli e se passo tutto il tempo libero in rete non ce la farò mai...  ;-)

grazie a tutti, anche agli anonimi (ma qualcuno sa come si può rendere obbligatoria l'email nei commenti su Splinder? Bisogna pagare? questo è un account free...)
postato da: mottolini alle ore 09:32 | link | commenti (1)
categorie: italiait
lunedì, 19 marzo 2007

Una importante precisazione su "Silenzio assordante"

Ho registrato, da varie parti nella rete e in qualche conversazione privata, che alcune persone hanno interpretato in maniera diversa dal mio pensiero il post del 5 marzo, intitolato appunto "il silenzio assordante".

Per prima cosa ci tengo a precisare che non mia intenzione attaccare il progetto, le persone che ci hanno lavorato, e Roberto Falavolti (AD di Innovazione Italia) in particolare. Tra l'altro il 5 marzo, data del post, io ero ancora a Innovazione Italia a lavorare sul progetto Italia.it.

Al tempo stesso credo di capire quali possono essere stati i passaggi del mio ragionamento che possono essere stati mal interpretati, complice magari il clima non proprio sereno che si è sviluppato attorno alla vicenda, e ci terrei quindi a chiarirli puntualmente, in modo che anche altri non caschino nell'errore.

Partirei dalla fine del mio ragionamento:

> Quale può essere il punto di approdo di tutto ciò?
> Ho una certezza: per fine anno Italia.it sarà un prodotto migliore, di quello attuale è certo,
> di quello dei concorrenti forse.
> Basta che a nessuno venga in mente di spegnerlo e spostare indietro l'asse del tempo a tre anni fa.

Il mio voleva essere semplicemente un messaggio di speranza, preso atto che la rete ha segnalato che Italia.it ha dei problemi. Dico, implicitamente, che si deve, si può lavorare, per fare un prodotto che in meno di un anno dia filo da torcere ai concorrenti.

Tutto il resto del mio post è invece relativo a un altro aspetto, che poi riprendo anche nel post successivo del 8 marzo, e che si lega a gran parte della mia piccola produzione su questo blog: il giornalismo italiano non fa il suo dovere, né come informatore né come rappresentante della pubblica opinione.
Ciò che registro ora, da osservatore esterno è invece proprio la crescita, a mio modo di vedere, della blogosfera come media in grado di rappresentare la pubblica opinione al pari e meglio dei media tradizionali. Non è una novità, nel senso che all'estero è già avvenuto, e se ne parla da anni. Granieri  e De Kerckhove  ipotizzano anche da tempo nuovi modelli di democrazia.
Io volevo registrare questo, vedendo nel montare della polemica attorno a Italia.it un primo comun sentire che non fosse autoreferenziale come in gran parte dei casi è stata la blogosfera italiana fino a questo momento.
Scandalo Italiano, per prendere l'esempio più eclatante del blogging riferibile a Italia.it, è in alcune parti uno splendido esempio di giornalismo. Giornalismo vero, fatto di ricerca delle fonti, di domande e di speculazioni. Fanno errori, ma sono sanguigni e li anima la ricerca della verità.
Verità che il popolo dei blog ritiene ancora che non sia stata svelata, vista la quasi assoluta mancanza di contraddittorio. Quando qualcuno si è preso la briga di intervestare Falavolti, lui, unico, ha sentito il dovere morale di rispondere ed è stato poi pubblicamente crocifisso.
Ne "Il trionfo degli inetti" Falavolti è stato il capro espiatorio e dietro la rabbia che gli è stata rovesciata addosso, c'è la quella di un intero popolo che aspetta la verità sulle stragi, su tangentopoli, calciopoli, la TAV in Val di Susa, il ponte sullo Stretto, la Variante di Valico, il Piccolo Teatro di Milano e chi più ne ha più ne metta. La rabbia di milioni di persone che non riescono a conoscere mai la verità e che vedono i propri soldi investiti da chi ci governa in opere che, ben che vada, non sono all'altezza delle aspettative.
Io, nel mio post, non prendo la parte di nessuno: non di chi urla, non di chi sta zitto, non chi di chi fa e non di chi non fa. Registro il fatto che nel "silenzio assordante" dei media una piccola parte del popolo italiano sta cercando di fare informazione, e questo ritengo sia un bene per la democrazia.

Queste persone sono animate dai propositi più diversi, molti anche palesemente gratuiti, ma alla fine sono emersi due punti di riferimento che si sono dati il compito di scremare e organizzare: Scandalo Italiano e Ritalia. Del primo ho già detto e, fatte le debite proporzioni, è il Washington Post dello scandalo Watergate. Ritalia è una cosa nuova, resa possibile solo grazie a Internet: un gruppo di persone che vuole dare il proprio contributo alla Nazione in sostituzione/affiancamento dell'amministrazione pubblica. Sono curioso di vedere cosa succederà e ci parteciperò esattamente con lo stesso intento che ha animato il mio lavoro a Innovazione Italia: cercare di fare qualcosa di utile per il futuro dei miei figli.

Tutto OK, quindi?
No, perché in realtà io avevo problema "personale" in tutto ciò. Come giornalista, interprete e studioso della rete mi sembrava importante registrare quello che secondo me è un evento importante, ma d'altro canto questo evento è legato a Italia.it e io nel progetto c'ero dentro.
Quando riporto che i blogger ritengono che la storia di Italia.it non sia una semplice questione di magna magna, ma lo specchio dell’Italia menefreghista, incompetente ed arrivista, qualcuno può equivocare che io ritenga, dall'interno, che Italia.it sia esattamente questo. E invece, ovviamente, non è.
Avrei forse dovuto evitare di fare questo post tout court, oppure avrei dovuto chiarire meglio il tutto e distinguere il mio ragionamento dagli esempi provenienti dalla rete, ma quando lo feci non sapevo che poi avrebbe avuto questa risonanza. In effetti, fino a qualche giorno fa, il mio blog non lo aveva mai letto nessuno, avendo ricevuto 2 o 3 commenti...

Spero sinceramente che ora il mio pensiero sia più chiaro e sia finalmente comprensibile anche a quanti vogliano cercarci a tutti i costi quel che non c'era fin dall'inizio.


P.S. mi preme aggiungere un attestato personale di stima e affetto a Roberto Falavolti, AD di Innovazione Italia, che ritengo ingiustamente colpevolizzato (ma adesso sono arrivato a fargli compagnia...). Ha l'unica "colpa" di avere detto qualcosa...
postato da: mottolini alle ore 14:54 | link | commenti (1)
categorie:
sabato, 17 marzo 2007

Una bella cantonata

Franco Carlini, collega giornalista da quasi vent'anni, questa volta l'ha fatta grossa.
Non concordo per nulla con il tema del suo post, ovvero che la blogosfera italiana sia un coacervo di sproloquiatori inutili, come dimostrano i mei più recenti interventi, qui e qui, ma questo non è il problema. Non è neanche il merito dell'articolo, smontato da Mauro Lupi.
Il problema è che proprio mentre dice che i blogger sono approssimativi e non verificano le fonti, come invece sa fare "ogni giornalista per bene" (parole sue), inciampa in due clamorosi strafalcioni, evidenziati da un blogger come commento al suo stesso post e altrove nella rete.
Su Scandalo Italiano c'era tutto quello che Franco aveva bisogno per verificare quanto stesse scrivendo, ma non l'ha fatto. Anna Masera al contrario, si è servita molto e con buoni frutti della blogosfera per redarre articoli circostanziati.
Non me lo sarei aspettato da Franco Carlini...
postato da: mottolini alle ore 13:37 | link | commenti (8)
categorie: giornalismo, blogging, italiait
giovedì, 08 marzo 2007

Nonostante la politica tenda a minimizzare, l'eco della presentazione di Italia.it non accenna a fermarsi, con effetti dirompenti, come ho ben descritto (credo) qui.
Oggi Anna Masera pubblica finalmente sulla stampa "vera", quella di carta quindi un articolo che lucidamente fa il punto sulla questione. Lo potete trovare qui
L'articolo è importante per due motivi. Il primo è che rappresenta un chiaro esempio del processo che porta la blogosfera ad assurgere al ruolo di media per se. Senza la sollevazione popolare dei blogger che ha raccolto e organizzato tonnellate di informazioni, Anna non sarebbe mai riuscita a scrivere il suo articolo. Non che non ne sia capace, solo che il suo direttore, che prende ordini dal suo editore, mai le avrebbe concesso di spendere del tempo retribuito per fare una ricerca così accurata. Quindi, i blogger, sono una risorsa indispensabile per quei (pochi) giornalisti che vogliano fare il loro lavoro e rappresentare realmente la pubblica opinione.
Il secondo aspetto importante è che Anna parla di democrazia elettronica, ed è proprio questo l'elemento più innovativo di tutta la vicenda. Io spero che i blogger si rendano conto che qui non ci sono in ballo solamente i 45 milioni di Italia.it, una vera montagna di denaro che è comunque già stata messa sotto scacco daila blogosfera, ma l'opportunità di cambiare il rapporto tra politica e cittadini.
Decenni di impunità, di mancanza di contraddittorio e di "accountability", ovvero di essere chiamati a rispondere delle proprie responsabilità, grazie a una stampa sempre asservita al potere e mai a svolgere il proprio ruolo, possono essere cancellati da una grande azione di folla "virtuale". Una marcia su Roma nel nome di quei valori che sono alla base della parola democrazia.
postato da: mottolini alle ore 06:59 | link | commenti (2)
categorie: politica, giornalismo, democrazia, governo
lunedì, 05 marzo 2007

Il silenzio assordante

 
Devo dire che sono stupito di quanto sta avvenendo in rete in questo momento, a seguito della presentazione del portale Italia.it.

Intendiamoci non che il prodotto non meriti il trattamento che sta ricevendo, ma mi sorprende il coro unanime di critiche e l’aggregazione di forme organizzate di protesta (basta dare uno sguardo qui).

Rispetto ad altri, ho la fortuna (sic!) di osservare il fenomeno dall’interno, facendo parte del progetto Italia.it dal lontano novembre 2005. Proprio questo osservatorio previlegiato mi consente di ipotizzare che, per la blogosfera italiana, questo episodio rappresenti il punto di svolta, quello che la trasformerà da strumento di informazione per le elite culturali, ad abbozzo di strumento di comunicazione di massa.

Negli altri paesi, negli USA in particolare, questa trasformazione è già avvenuta da tempo e molti osservatori ritengono che la vittoria dei democratici nelle elezioni di mid-term sia ascrivibile proprio alla virulenza con cui la comunità dei blogger ha smontato la politica, interna ed estera, di Bush. Non dimentichiamoci poi che alcune dimissioni di rilievo sono anch’esse dovute alla cura con la quale i blogger sono riusciti a tenere vive storie che sui media tradizionali sarebbero rapidamente passate nel dimenticatoio.

Proprio la dimensione di media alternativo, mai domo, rispetto a quelli tradizionali, credo sia l’aspetto più interessante legato per il momento ad Italia.it, o almeno l’unico del quale io possa liberamente trattare. Immediatamente dopo la presentazione del portale, avvenuta il 22 febbraio, è nata una protesta spontanea che muoveva due rilievi principali:

 -         Il prodotto era scadente, inadatto a rappresentare l’Italia all’estero

-         La spesa dichiarata (45 milioni di Euro) era ingiustificata, anche per un prodotto eccellente

 Inizialmente hanno lavorato i tecnici, che mettevano a nudo una serie di errori progettuali e di implementazione. Poi è stato il turno di gente qualunque che andava a controllare i contenuti relativi alla propria regione. Poi sono arrivati gli italiani (e non solo, purtroppo) all’estero che ne deridevano le fantasioni traduzioni. Tutti accomunati comunque dallo sconcerto per la cifra spesa.

Il tutto, è bene precisare, nel silenzio pressoché totale dei media tradizionali: possibile che nessun giornalista “vero” si sia accorto dello scandalo?

L’altro silenzio che indispettiva i blogger era quello dei diretti interessati, presenti a Milano il 22 febbraio con toni trionfalistici e poi drammaticamente assenti dal proscenio nei giorni a venire.

Un silenzio assordante, totale, rotto solo dalle urla di dolore della blogosfera.

 
Il silenzio si rompe martedi 27, quando l’amministratore delegato di Innovazione Italia, riceve la telefonata di una giornalista di longo corso della Stampa, essa stessa blogger, e non rifiuta di parlarle. Racconta la sua verità e crede di mettere fine alla storia dei 45 milioni di Euro, dichiarando che in realtà ne è stato speso solamente uno e che c’è stato un contenzioso tra committenza e fornitori.

Qui i blogger riescono a fare il salto di qualità e da veri giornalisti d’inchiesta, quali NON sono, è bene precisarlo; scoprono l’inghippo e titolano “Il trionfo degli inetti”. La storia di Italia.it non è una semplice questione di magna magna, ma è lo specchio dell’Italia menefreghista, incompetente ed arrivista. Avevano a disposizione 45 milioni di Euro, avrebbero potuto fare un prodotto eccellente per promuovere l’Italia all’estero, non ci sono riusciti ma se ne sono fregati e hanno presentato lo stesso il portale senza considerare le conseguenze negative che avvrebbe potuto avere per il paese, pensando solamente al proprio interesse personale.

La vicenda Italia.it, grave in sé, è quindi lo specchio dell’Italia che non funziona, che non potrà mai funzionare. Non credo che i blogger più attivi contro Italia.it abbiano per il momento compreso la portata della loro scoperta e continuano a dedicarsi con meticoloso puntiglio a raccogliere informazioni per fornire all’opinione pubblica un quadro il più possibile preciso di questo ennesimo (già citato) scandalo italiano.

Ogni nuova notizia che appaia in un blog, sebbene accolta con un’alzata di spalle dai diretti interessati, è una nuova pugnalata nelle loro notti insonni. E’ un lento stillicidio che mina le fondamenta delle loro certezze e porterà tutti, inevitabilmente a uno showdown dagli esiti incerti e forse, per alcuni, drammatici.

Proprio oggi, alle 17, ci potrà essere un primo assaggio semi-pubblico. L’osservatorio ICT della Margherita, un organo consultivo all’interno del partito di Rutelli, si riunisce per discutere di Italia.it, alla presenza di tutti i protagonisti (colpevoli?) del giallo: IBM, Innovazione Italia, Ministero dei Beni Culturali, ecc.

Anche qui, i blogger hanno capito bene che si tratta di un punto di svolta, un evento che mai si è verificato prima: un processo “pubblico” che esiste proprio solo per la furia di verità della blogosfera. Fosse stato per i vertici della Politica, probabilmente questa discussione non sarebbe mai potuta avvenire, basti considerare che un appunto di critica pubblicato sul sito dell’Osservatorio da Amelia Vetromile (referente dell’Osservatorio stesso per la Pubblica Amministrazione) è stato prontamente rimosso dopo un paio di giorni.

Un altro evento importante, tanto che il presidente dell’Ossevatorio e membro influenze dall’Innovazione nei palazzi romani, Paolo Zocchi, ha già deciso di partecipare, è Ritalia Camp: una riunione prevista a Milano per il 31 marzo propedeutica all’avvio di un nuovo progetto Italia.it, questa volta nelle mani di gente “competente”, senza fini di lucro e probabilmente senza costi, sul modello collaborativo di Linux.

Quale può essere il punto di approdo di tutto ciò?

Ho una certezza: per fine anno Italia.it sarà un prodotto migliore, di quello attuale è certo, di quello dei concorrenti forse. Basta che a nessuno venga in mente di spegnerlo e spostare indietro l'asse del tempo a tre anni fa.

La comunità dei blogger avrà acquisito la consapevolezza che uniti si vince e che è entrata a far parte di diritto dei mezzi di comunicazione di massa che creano opinioni e generano consenso.

Se poi la storia di Italia.it sarà applicabile in altri ambiti e porti a una democrazia migliore, più partecipativa, nel quale il controllo dell’operato dei politici sia nelle mani di cittadini, è forse presto per dirlo. Forse serviranno un altro paio di spallate, ma credo fermamente che il movimento spontaneo nato attorno a Italia.it potrà essere ricordato come il primo esempio collaborativo di giornalismo investigativo di successo in Italia, un po’ come il caso Sifar degli anni ’60 fece il successo di un settimanale come l’Espresso.

postato da: mottolini alle ore 15:13 | link | commenti (11)
categorie: politica, governo, italiait